Le stragi nella storia d’Italia tra Otto e Novecento. Alcuni itinerari di un delitto di comune pericolo mediante violenza

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Pubblicato

18-11-2025

DOI:

https://doi.org/10.63277/qspg.v6i.4421

Autori

  • Floriana Colao Università di Siena

Parole chiave:

La violenza elemento costitutivo del delitto di strage tra Ottocento e Novecento, la storia d’Italia nella storia delle stragi, strage comune e strage politica, il difficile ‘processare lo stragismo’ dagli anni Settanta ad oggi, assoluzioni e condanne di esecutori materiali e mandanti del delitto contro lo «Stato democratico»

Abstract

Il saggio ripercorre i profili teorici, legislativi, giurisprudenziali del delitto di strage tra Ottocento e Novecento; la violenza stragista è parsa raccontare i passaggi più terribili della storia d’Italia. Nel codice Zanardelli la strage comune, contro l’incolumità pubblica, era assorbita in quella contro l’ordine pubblico, con un reato ‘unitario’, «strage», «devastazione», «saccheggio», «incitamento alla guerra civile». Gli anarchici, nemici dello Stato liberale e della società, erano imputati e condannati, anche col ricorso alle leggi eccezionali del 1894 sull’uso degli esplosivi; il codice Rocco distingueva tra strage comune e la più grave politica, intesa ad attentare alla «personalità dello Stato». Il saggio segue in particolare i processi intentati ai responsabili della strage di Piazza Fontana, Milano 1969, messa in conto agli anarchici, poi ai neofascisti, su impulso e o copertura dei Servizi detti ‘deviati’; considera che dirigenti e militanti di Ordine nuovo sono stati condannati per la strage di Piazza della Loggia, Brescia, 1974; ricorda che, per la strage alla stazione di Bologna, 1980, oltre ai neofascisti, sono stati condannati alcuni mandanti, tra questi Licio Gelli. I difficili processi, celebrati fino ai nostri giorni, hanno messo in luce i drammi di una stagione che Norberto Bobbio ha definito di «potere invisibile e violenza», di «democrazia violentata». 

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