N. 21 (2025): I linguaggi delle migrazioni

Pubblicato: 2026-05-15
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Questo numero di Heteroglossia affronta i fenomeni delle migrazioni moderne cercando di andare oltre le prospettive prevalentemente adottate per indagarli. Una dimensione che finora è stata studiata, nel campo delle scienze sociali, soprattutto nella prospettiva dell’individuazione delle strategie più efficaci per raggiungere la cosiddetta “integrazione” dei soggetti migranti è stata quella dell’interazione tra le diverse sfere linguistico-culturali, investigata soprattutto nell’ambito dei sistemi educativi. Meno analizzato, nell’area degli studi linguistico-letterari o delle scienze della comunicazione, è stato il complesso dei processi di produzione delle rappresentazioni dell’esperienza migrante sui due fronti del “confine” che separa chi si muove da uno spazio all’altro e chi invece già abita i luoghi in cui si recano queste “persone in movimento”. Il fuoco dell’indagine si è concentrato principalmente sia sugli stereotipi e sui pregiudizi che generano l’immagine dell’altro come “invasore” sia sulle strategie di autorappresentazione dei membri delle comunità migranti, e soprattutto in quest’ultimo ambito ovviamente la componente linguistica (o meglio multi- e plurilinguistica) è ritenuta determinante.

Questo numero ha l’ambizione di promuovere una visione più articolata di tali processi di produzione di testi e immagini, e di identificare quali sistemi di significazione codificata (cioè, in una parola, “linguaggi”) entrano in gioco quando si tratta di “parlare” dell’esperienza migrante (o di farla “vedere”).

In particolare, oltre ai linguaggi delle diaspore e ai fenomeni del bi/plurilinguismo, l’analisi si rivolge alle pratiche di traduzione e mediazione interculturale; alle retoriche impiegate dai linguaggi della politica in Italia e negli altri “luoghi di arrivo” delle migrazioni; alle tipologie di forme discorsive (linguistiche e visive) diffuse dai mezzi di comunicazione di massa nell’Occidente/nel Nord del mondo; alle risposte dei sistemi educativi rispetto alla coesistenza (e alla frizione) di più universi linguistico-culturali nell’ambiente scolastico e nei contesti formativi formali e non formali; alle dimensioni di “razza”, genere, orientamento sessuale, religione, abilità/disabilità, età, ecc. (e le loro intersezioni) nei discorsi sulle migrazioni; alle rappresentazioni delle cause e delle conseguenze dei flussi migratori in uscita nei paesi di origine dei soggetti migranti; ai linguaggi della codificazione letteraria, audiovisiva o artistica dell’esperienza migrante; all’interazione tra lingue diverse nei discorsi (letterari/artistici e non) sull’esperienza migrante.

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