Judeo-Arabic and the Semiotics of Migration: From the Heteroglossia of Maimonides to Present Diglossic Landscapes
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https://doi.org/10.13138/2037-7037/5222Abstract
Al centro dello studio della diglossia nelle comunità di lingua araba vi è la questione se tale fenomeno sia intrinseco all’arabo o il risultato del contatto linguistico avvenuto dopo le conquiste islamiche. Mentre alcuni negano l’esistenza di una diglossia pre-islamica, i testi egiziani e siriani del IX e X secolo documentano l’uso dell’arabo colloquiale, specialmente negli scritti non musulmani. Questo articolo sostiene che la negazione di una diglossia precoce derivi in parte dall’emarginazione degli etnoletti arabi
come il giudeo-arabo, spesso oscurati per sostenere l’arabo classico come standard puro, riflesso di un’etnia pura. Utilizzato dalle comunità ebraiche già prima dell’Islam, il giudeo-arabo incarna l’ibridità e la molteplicità culturale, eppure viene etichettato come “deviante”. Attraverso l’analisi di testi in giudeo-arabo maimonideo e tunisino, questo saggio mostra come la lingua negozi l’identità, la diaspora e la mobilità ebraica. La loro natura eteroglossica segna l’appropriazione dell’arabo come lingua ebraica e
rispecchia le più ampie pratiche di commutazione di scrittura giudeo-linguistiche come linguemi dell’alterità. Il giudeo-arabo emerge così come un sito semiotico di migrazione e memoria.
Parole chiave: diglossia, giudeo-arabo, ibridità, identità, migrazione, diaspora

