Albert Venn Dicey: un constitutional lawyer al tramonto dell’età vittoriana
##submission.downloads##
Pubblicato
Fascicolo
Sezione
Licenza

Questo lavoro è fornito con la licenza Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo 4.0.
Gli autori mantengono tutti i diritti sull’opera originale senza alcuna restrizione.
I volume sono distribuiti secondo i termini della licenza internazionale Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo 4.0 (CC-BY-SA 4.0) che consente la ridistribuzione e il riutilizzo di un’opera a condizione che il creatore sia opportunamente accreditato e che qualsiasi opera derivata sia resa disponibile con “la stessa licenza o una licenza simile o compatibile”.
DOI:
https://doi.org/10.63277/gsc.v13i.5078Abstract
La Introduction to the Study of the Law of the Constitution (d’ora in poi, in breve, la Intro- duction), la cui traduzione è stata per la prima volta proposta al pubblico italiano nel 2003 a cura di chi scrive, è l’opera di Albert Venn Dicey (1835-1922) che, fin dalla sua prima apparizione – e in ciò eguagliata dal manuale giuridico Conflict of Laws che ha reso autorevole la riflessione giuridica d’impronta diceyana presso l’esigente pubblico dei common lawyers – ha conosciuto un gran numero di edizioni e ristampe. Apparsa in prima edizione nel 1885, è certamente lo scritto dell’eminente giuri- sta vittoriano che si è immerso più in profondità nella cultura giuspubblicistica del suo tempo e del secolo a venire, ed è tra le opere fondamentali del costituzionalismo britannico contemporaneo. L’influenza della dogmatica diceyana sul pensiero costituzionalistico del Regno Unito dell’ultimo secolo è indubbia, anche se molti autori delle generazioni successive ne hanno riconsiderato criticamente il contributo di pensiero indicandone nuove prospettive di superamento soprattutto per quanto concerne la questione della sovranità parlamentare che, come si vedrà, è uno dei pilastri fondamentali su cui si sostengono le concezioni costituzionali di A.V. Dicey (Allan 1997, p. 443 ss.; Goldsworthy 2001-A, p. 9 ss. e 167 ss.). Ma gli autori che, in alcuni casi, l’hanno contestato in modo esplicito e perfino virulento sono più che altro studiosi del government e politologi e non constitutional lawyers appartenenti al novero dei giuristi.

