Legal historians e dottrina costituzionale inglese: una egemonia intellettuale
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DOI:
https://doi.org/10.63277/gsc.v19i.4987Parole chiave:
storici del diritto, costituzionalisti, costituzione inglese, storiografia, egemonia intellettualeAbstract
La persistente influenza degli storici del diritto sulla tradizione intellettuale dei costituzionalisti in Inghilterra può essere principalmente spiegata alla luce della natura non scritta ed evolutiva della Costituzione, ma anche l’eredità dell’autorità degli antichi common lawyers, che furono i padri del sistema legale inglese, contribuì fortemente a rafforzare la loro egemonia culturale. Con alcune eccezioni, la loro visione fondamentale delle questioni costituzionali assumeva principalmente la forma di un approccio in un certo modo antiquario alla storia dei corpi politici di Westminster, e l’orditura della costituzione moderna e contemporanea era di concerto spiegata da un sistematico riassunto del passato, e spesso di un passato remoto come accadde nell’età Vittoriana quando molti storici di spicco furono usati per collocare nel diritto Anglosassone le origini dello spirito parlamentare e di quelle libertà fondamentali che furono più tardi elencate nella Magna Charta. Inoltre, la scelta di altri storici del diritto fu quella di stabilire alcuni limiti alla loro indagine focalizzando l’attenzione del lettore su alcuni nuovi inizi del sistema costituzionale inglese, fra i quali quanto derivò dalla dinastia Tudor e lo stabilirsi della monarchia rinascimentale, o la Gloriosa Rivoluzione del 1688-1689 e l’inizio del governo parlamentare. Entrambi i gruppi di storici del diritto hanno parlato della costituzione inglese come di un sistema politico in continuo sviluppo: ma il primo credeva in una graduale e lenta evoluzione, mentre l’ultimo suggeriva una crescita fatta di fermate e partenze. Nonostante le loro diverse visioni iniziali, entrambi fondamentalmente concordavano che il sistema costituzionale inglese si doveva intendere come il disegno costituzionale del Regno Unito nel suo insieme, e ponevano nell’ombra il contributo dell’antico lascito costituzionale della Scozia, un regno indipendente con un proprio sistema costituzionale che si fuse con l’Inghilterra nel 1707; lo stesso fecero molti teorici politici il cui ruolo culturale crebbe di pari passo con lo sviluppo intellettuale degli storici del diritto. Alla fine, nel tardo periodo Vittoriano e nella transizione Edoardiana, gli storici del diritto tradizionali subirono pesantemente la competizione di un nuovo tipo di interpreti: i giuristi costituzionalisti, che certamente non rifiutavano la visione storica, ma la inserivano all’interno di un approccio alla costituzione più moderno e tecnico. L’egemonia era tramontata e nell’era post-liberale iniziò un nuovo dialogo tra storia e diritto.

