La costituzione del popolo belga. La nazione come legittimazione
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DOI:
https://doi.org/10.63277/gsc.v35i.4586Palabras clave:
The Belgian Constitution of 1831, the role of the people, sovereignty, the Nation, parliamentResumen
L’opposizione belga alla Costituzione del 1815 del Regno Unito dei Paesi Bassi iniziò non appena fu emanata. Gli insorti belgi avevano essenzialmente due domande. In aggiunta al rispetto per le libertà, essi volevano il riconoscimento della responsabilità ministeriale, in modo che il parlamento sarebbe divenuto il potere dominante dello Stato. Il Congresso nazionale, autore della «Costituzione del popolo belga» del 1831, optò per il sistema rappresentativo, nel quale il Re perde il suo potere personale. Il Congresso nazionale considerò il filtro della rappresentanza come assolutamente necessario, in quanto la gestione diretta da parte dello stesso popolo avrebbe aperto la porta a passioni ed eccessi. Il Congresso nazionale adottò un sistema elettorale per il parlamento estremamente elitista, inserendo nella Costituzione il provvedimento che soltanto i «cittadini» che pagano un censo sono in grado di esercitare attivamente i loro diritti elettorali. Gli uomini che non pagavano l’ammontare richiesto di tasse non avevano nessun diritto di voto. A prescindere dal loro rango e status, le donne non potevano votare né essere elette. Diritti elettorali più ampi sono difesi nel Congresso nazionale solo da pochi membri cattolici. L’art. 33, primo comma della Costituzione, ancora applicabile, recita: «Tutti i poteri emanano dalla Nazione». Il termine «la Nazione» non allude a “il popolo” o ai votanti correnti, ma può essere spiegato come una collettività astratta, indivisibile e persistente che include cittadini del passato, presente e futuro. L’uso del termine intellettuale «la Nazione» è pienamente in linea con il sistema rappresentativo moderato selezionato dai redattori della Costituzione, che – nelle parole di uno dei padri fondatori – non appartiene a «la così chiamata scuola democratica».

