La costituzione fascista
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DOI:
https://doi.org/10.63277/gsc.v43i.4368Palabras clave:
fascismo, costituzione, dottrine della costituzioneResumen
Per quanto la storiografia giuridica contemporanea fatichi ancora a parlare di costituzione in riferimento al regime fascista, la tesi di questo saggio è che una costituzione fascista sia realmente esistita. E non solo perché il regime di Mussolini scardinò a colpi di ripetute riforme legislative l’ordinamento statutario previgente, ma soprattutto perché le soluzioni costituzionali adottate dal fascismo – per quanto antidemocratiche e dunque aberranti – si inseriscono tuttavia pienamente nel dibattito giuspubblicistico del primo Novecento europeo. Di quest’ultimo esse non furono infatti la negazione, ma una triste possibile declinazione. La centralità dell’indirizzo politico, il contenuto prescrittivo della costituzione, la questione della sua rigidità e l’irrisolta antinomia tra primazia della costituzione o primazia dello Stato, erano tutti temi che interrogavano l’intera dottrina costituzionalistica europea del primo dopoguerra. E persino la necessità di ridefinire un nuovo equilibrio tra diritti individuali e interesse collettivo va considerato un topos caratteristico di quel dibattito. Le conclusioni del saggio spingono dunque ad una rinnovata interpretazione delle dottrine della costituzione novecentesca, che tenga conto delle marcate differenze tra l’elaborazione svolta tra le due guerre e quella prodotta, invece, nella seconda parte del secolo.

