L’organizzazione del potere nel pensiero di Gaetano Mosca
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DOI:
https://doi.org/10.63277/gsc.v17i.5016Abstract
È sempre difficile e forse arbitrario cercare di individuare una frase che abbia la forza espositiva per illuminare il tratto fonda- mentale da cui muovono le teorizzazioni di un pensatore. Tuttavia in quella proposizione sono presenti, in nuce, un impianto concettuale ed una terminologia che bene rappresentano la base di partenza per quella che sarà tutta l’elaborazione teorica del pensiero di Gaetano Mosca (Palermo, 1858 – Roma, 1941). Mosca non è soltanto un caposcuola ma viene generalmente indicato come il fondatore, almeno per quanto riguarda la dottrina italiana, di un’intera disciplina: la Scienza politica (Lombardo 1971). Dapprima con la Teorica dei governi e governo parlamentare del 1884 e successivamente con le tre edizioni degli Elementi di scienza politica del 1896, 1923 e 1939, propose un nuovo e ricchissimo ventaglio di idee attraverso cui leggere i fenomeni politici, con un approccio e con degli obiettivi diversi sia rispetto a quelli del giurista che a quelli dello storico (Bobbio 1996, pp. 3-13). Questa figura di intellettuale siciliano, professore universitario a Torino e poi a Roma, deputato e senatore del Regno, costituisce uno dei pochi esempi di studiosi italiani di scienze sociali la cui opera è conosciuta e dibattuta in tutto il mondo, e le cui influenze sono chiaramente riscontrabili nella produzione scientifica di numerosi autori, come appunto è caratteristica peculiare di coloro che vengono definiti a buon diritto come dei classici di una determinata disciplina.

