Dal conservatorismo pragmatico alla continuità formale. Percezioni ottocentesche sulle origini Ancien Régime della Costituzione belga
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DOI:
https://doi.org/10.63277/gsc.v32i.4666Keywords:
Ancient constitution, Joyous Entry, Belgian Revolution, Belgian National Congress, pragmatic conservatism, formal continuity, patriotism, radicalismAbstract
Anche se furono formalmente abolite durante la Rivoluzione francese, le costituzioni di Antico Regime continuarono ad essere politicamente rilevanti nel Belgio ottocentesco. Il suggerimento che ci fosse continuità tra le defunte carte costituzionali e i privilegi dei preesistenti Paesi Bassi meridionali e il moderno Stato belga risultò utile per legittimare l’indipendenza belga e per dare fondamento storico alle istituzioni del giovane Stato. Questo articolo si focalizza dapprima su una specifica linea di ragionamento, sviluppata da storici e giuristi belgi patriottici nell’Ottocento, che perorarono la causa della continuità formale tra la costituzione belga del 1831 e i vecchi diritti fondamentali. Dopo aver analizzato questa tesi sulla continuità e il suo contesto politico e ideologico, l’articolo si volge poi alla genesi reale della costituzione belga. Come i dibattiti al Congresso nazionale belga e nella stampa rendono chiaro, i rivoluzionari belgi del 1830 si preoccuparono molto meno della storia costituzionale nazionale di quanto si è supposto in seguito. Le idee sulla monarchia costituzionale racchiuse nella Costituzione del 1831 erano fondamentalmente liberali, e così i richiami alle antiche costituzioni erano solitamente limitati a preservare lo spirito di ancestrale libertà. Una notevole e poco nota eccezione fu la riedizione della carta costituzionale medievale Joyous Entry (Entrata Trionfale) di Toussaint, un belga radicale rivoluzionario che si rivolse alle carte costituzionali medievali come alternativa alla costituzione elitista e socialmente conservatrice prodotta dal Comitato costituzionale e dal Congresso nazionale.

