La messa in stato d’accusa dei deputati: il Tribunale delle Cortes (1820- 1823)
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DOI:
https://doi.org/10.63277/gsc.v37i.4505Keywords:
Cortes, Tribunal of first instance, inviolability, “Persian” manifesto, special jurisdictionAbstract
Il noto decreto del 24 settembre 1810 dichiarava che le persone dei deputati erano inviolabili e che contro di loro nessuna azione poteva essere tentata da alcuna autorità o persona privata, salvo nei termini stabiliti nel regolamento delle Cortes. Nello sviluppo di questo postulato, e con l’obiettivo di salvaguardare l’indipendenza dei parlamentari, è stata stabilita una giurisdizione privilegiata nelle regole del regime interno incaricato di perseguire i crimini commessi dai procuratori. Questa Corte di Cortes è stata riconosciuta dalla Costituzione del 1812 e ha esercitato le sue funzioni durante la fase di Cadice e il periodo liberale del Triennio. Indubbiamente, era una misura eccezionale che supponeva una flagrante contraddizione con il principio della separazione dei poteri esaltato nel testo costituzionale stesso. Il nostro lavoro studia la composizione e il funzionamento della Corte di Cortes durante il Triennio liberale. Nello studio delle competenze, viene prestata particolare attenzione ai conflitti sorti durante il periodo tra la Corte suprema e la Corte di giustizia. Infine, scendiamo nel fascicolo particolare di Pablo Fernández de Castro, uno dei firmatari del noto manifesto dato a Fernando VII nel 1814. Con il ripristino dell’ordine costituzionale questo galiziano non accettò il perdono generale delle Cortes e fu giudicato dal Tribunale speciale.

