«La necessità dell’abuso di potere ha generato il vizio dell’abuso». Lodovico Mortara e la questione del “sindacato di costituzionalità” sui decreti-legge nell’Italia liberale
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DOI:
https://doi.org/10.63277/gsc.v51i.5343Schlagworte:
Lodovico Mortara, Decreti-legge, Statuto albertino, Flessibilità costituzionale, Sindacato di costituzionalità, Potere giudiziarioAbstract
Il contributo analizza l’itinerario teorico e giurisprudenziale di Lodovico Mortara in materia di sindacato giurisdizionale sui decreti-legge. Nel quadro della crescente espansione dei poteri normativi dell’esecutivo tra Ottocento e Novecento, l’articolo esamina alcuni momenti significativi della riflessione mortariana concentrandosi, in particolare sulla distinzione tra sindacato “intrinseco” ed “estrinseco” quale criterio per delimitare l’ambito di intervento del giudice. All’indomani del primo conflitto mondiale, le sentenze della Corte di cassazione del 1922 redatte da Mortara in qualità di estensore, segnarono l’esito di un percorso volto a ricondurre il potere di decretazione governativo entro i limiti della legalità costituzionale. Si trattò, come è noto, di un tentativo destinato a cedere il passo di fronte alla ascesa del regime fascista e marcare l’epilogo della carriera di Mortara al vertice della magistratura del Regno. Tuttavia, esse rappresentano una testimonianza preziosa dell’atteggiamento della cultura giuridica dell’Italia liberale per provare a porre un argine di fronte all’emergere di un paradigma di “governo forte”, riaffermando la centralità del Parlamento quale limite alla concentrazione del potere decisionale.

