L’insegnamento sociale cattolico post-rivoluzionario: Risorgimento, Sillabo e la liberalizzazione fallita
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DOI:
https://doi.org/10.63277/gsc.v33i.4637Schlagworte:
Catholic social teaching, religion, politics, Risorgimento, unification of Italy, unification of Germany, encyclical, Catholic Church, Christianity, human rightsAbstract
La ricerca è dedicata alla posizione della Chiesa cattolica sugli aspetti più importanti dello sviluppo politico ed economico della società nel periodo successivo alla Rivoluzione francese. La crescita graduale del reazionarismo della Chiesa verso i movimenti e le ideologie politiche emergenti è considerato attraverso l’analisi delle encicliche papali, che contengono la posizione dottrinale della Chiesa. In questo paper, in particolare sono considerati i periodi dei pontificati di Pio VII (1800-1823), Leone XII (1823-1829), Pio VIII (1829-1830), Gregorio XVI (1831-1846). Speciale attenzione è data alla posizione della Chiesa cattolica riguardo agli aspetti più importanti dello sviluppo politico ed economico della società durante il pontificato di Papa Pio IX, l’inizio del quale fu segnato dal desiderio del pontefice di liberalizzare la struttura della Chiesa e il suo atteggiamento verso i processi politici europei, ma come risultato portò ad una delle posizioni più reazionarie che la Chiesa abbia mai avuto, espressa in un atto epocale, simbolizzante l’ultramontanismo, il Sillabo. La conclusione principale della ricerca consiste nel fatto che nonostante i tentativi della Chiesa cattolica e la sua volontà di compromesso con i nuovi regimi politici sorti come risultato della presa di potere del movimento rivoluzionario repubblicano, la Santa Sede non trovò comprensione fra i Repubblicani ed altri gruppi rivoluzionari. L’esempio più straordinario, in questo caso, è Papa Pio IX che era in origine uno dei pontefici di vedute più liberali, tuttavia a causa di una posizione abbastanza ambigua del movimento liberale e dei gruppi rivoluzionari, divenne uno dei simboli del reazionarismo.

