Stato di diritto, sovranità parlamentare e responsabilità dell’esecutivo nella dottrina anglosassone: la recente riscoperta della massima “the king can do no wrong” (rex non potest peccare)
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DOI:
https://doi.org/10.63277/gsc.v44i.4330Schlagworte:
The king can do no wrong, political and legal accountability, ministerial responsibility, rule of law, Parliamentary sovereigntyAbstract
La responsabilità dell’esecutivo intesa come il dover render conto del proprio operato ai consociati rappresenta un aspetto significativo della tradizione costituzionale inglese che si coglie ripercorrendo le svariate concezioni che ha assunto nel tempo la massima “the king can do no wrong” (rex non potest peccare). Il presente contributo si propone di ripercorrere le radici storiche e la successiva evoluzione della responsabilità dell’esecutivo, nonché dell’assenza di responsabilità in capo al sovrano, per cogliere i tratti essenziali del costituzionalismo inglese. Sin dall’assetto costituzionale del XVII secolo, il difetto di legittimazione processuale passiva del sovrano è stato frequentemente ricondotto alla massima “the king can do no wrong” e trova il suo contrappeso nella piena responsabilità giuridica dei suoi ministri e pubblici ufficiali. La legittimazione processuale passiva ministeriale e la responsabilità politica ministeriale in sede parlamentare erano atte a preservare lo stato di diritto e la sovranità parlamentare, sempre nel solco della massima sopracitata. Le diverse accezioni dottrinali della massima di cui trattasi in ambito anglosassone restituiscono una triade costituzionale, costituita dal difetto di legittimazione processuale passiva del sovrano, la correlativa legittimazione dei ministri, e la responsabilità politica dei ministri che dovevano rendere conto dell’operato della corona dinanzi al parlamento. La triade costituzionale di cui trattasi è stata oggetto di due recenti decisioni della Corte Suprema del Regno Unito, Miller I e Miller II, che si collocano entrambe in un momento storico molto significativo sul piano costituzionale, sulla scia del referendum relativo alla Brexit e la successiva dipartita del Regno Unito dall’Unione Europea.

