Vincoli di simpatia e di amicizia. Antonio Maraini, Helma Brock de Gironcoli e la mostra «Moderne Italienische Kunst» [Arte italiana moderna] alla Künstlerhaus di Vienna (aprile-giugno 1933) / "Brock de Gironcoli and the exhibition «Moderne Italienische Kunst» [Modern Italian Art] at the Vienna Künstlerhaus (April–June 1933)"
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DOI:
https://doi.org/10.13138/2039-2362/3960Parole chiave:
propaganda culturale, storia delle mostre, Antonio Maraini, Helma Brock de Gironcoli, mostre all'estero, arte fascistaAbstract
Questo articolo esamina una delle prime mostre di arte contemporanea italiana all'estero organizzate dal regime fascista, la «Moderne Italienische Kunst» [Arte moderna italiana] alla Künstlerhaus di Vienna nell'aprile-giugno 1933. Curata da Antonio Maraini, segretario della Biennale di Venezia e commissario del Sindacato fascista delle belle arti, questa mostra fu un prototipo per i successivi progetti di diplomazia culturale di Maraini all'estero. La mostra coincise con il riavvicinamento dell'Italia alla dittatura corporativa di Dollfuss in Austria, in funzione anti-nazista. Maraini collaborò a stretto contatto con la scrittrice viennese Helma Brock de Gironcoli nella selezione e promozione delle opere d'arte come esempi di valori fascisti. Sebbene sia stata celebrata dai critici austriaci, la mostra provocò proteste in Italia da parte di artisti esclusi o sottorappresentati. Analizzando i documenti d'archivio, l'articolo ricostruisce le complesse negoziazioni tra istituzioni e individui che hanno plasmato questo sforzo pionieristico di esportare l'arte contemporanea italiana approvata dal fascismo come propaganda culturale, dimostrando che la mostra di Vienna è stata un banco di prova per l'ambiziosa visione di Maraini del Sindacato e della Biennale come principali entità autorizzate a organizzare tali eventi all'estero.
This article examines one of the first exhibitions of contemporary Italian art abroad organized by the Fascist regime, the «Moderne Italienische Kunst» [Italian Modern Art] at the Vienna Künstlerhaus in April-June 1933. Curated by Antonio Maraini, Secretary of the Venice Biennale and Commissioner of the Fascist Syndicate of Fine Arts, this large-scale show was a prototype for Maraini's subsequent cultural diplomacy projects abroad. The exhibition coincided with Italy's rapprochement with Dollfuss's corporatist dictatorship in Austria against Nazi expansionism. Maraini collaborated closely with the Viennese writer Helma Brock de Gironcoli in selecting and promoting the artworks as exemplars of Fascist values. While celebrated by Austrian critics, the show provoked protests in Italy from artists excluded or underrepresented. Analyzing archival documents, the article reconstructs the complex negotiations between institutions and individuals that shaped this pioneering effort to export Fascist-approved contemporary Italian art as cultural propaganda. It argues the Vienna exhibition was a testing ground for Maraini's ambitious vision of the Syndicate and the Biennale as the sole entities authorized to organize such events abroad.
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