Sovranità parlamentare e interazioni con l’Esecutivo

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Pubblicato

2026-01-13

DOI:

https://doi.org/10.63277/gsc.v13i.5081

Autori

  • Pamela Martino Università degli Studi di Bari "Aldo Moro"

Abstract

Il concetto di sovranità del Parlamento è suscettibile di assumere significati diversi, ma in via generale pare ricondursi all’idea democratica secondo la quale la Camera dei Comuni sita a Westminster rappresenta il supremo centro di potere politico in quanto formata da rappresentanti eletti direttamente dal popolo. A partire dalla pubblicazione nel 1885 dell’opera di Albert Venn Dicey, Introduction to the Study of the Law of the Constitution, la dottrina della sovranità parlamentare è divenuta elemento cardine del diritto costituzionale inglese, ma allo stesso tempo elemento di certezza costituzionale suscettibile di ostacolare lo sviluppo dell’assetto dei poteri in direzione della constatazione di una evidente realtà giuridico- politica dell’età vittoriana matura nel corso della quale la progressiva identificazione della leadership di partito con la premiership costituzionale, quale strumento indispensabile di formazione del governo, faceva da protagonista. Indubbiamente, la fiducia di Dicey nella sovranità parlamentare è strettamente legata al carattere rappresentativo dell’organo legislativo, data la prevalenza della volontà degli elettori (Camera dei Comuni) insieme alla Corona e ai Lords in relazione a tutte le questioni di competenza del governo britannico, e in considerazione anche della constatazione “politica”, non giuridica, che gli elettori nel lungo termine possono sempre far prevalere la loro volontà sul- l’orientamento politico del governo. In sostanza, il fondamento democratico della dottrina della sovranità del Parlamento è individuabile nella concezione di quest’ultimo come strumento assoluto di espressione della sovranità della nazione.