Rappresentanza ‘armonica’ e crisi del ‘mandato politico’ in Vincenzo Miceli
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DOI:
https://doi.org/10.63277/gsc.v16i.5031Abstract
Fedele all’idea di una tradizione armonizzatrice, cui affidarsi in luogo di una formalizzazione slegata da ogni ‘effettività’, Miceli1 fa «scaturire il fenomeno giuridico [della rappresentanza politica] dallo studio dei fenomeni sociali». Tale metodo ha da essere rigorosamente scientifico: nessuna concessione a «idee preconcette» che allontanerebbero dallo scopo, ossia la «determinazione obiettiva della legge fenomenica». L’intenzione, insomma, non è quella di fissare i criteri di bontà di un determinato principio, col rischio di condurre l’analisi sulla strada dei «fenomeni immaginari» (Miceli 1892, pp. 10- 11). A maggior ragione, dato il tema di riferimento, in un periodo storico contrassegnato dal collasso dell’impianto statocentrico liberale.

