Rappresentanza ‘armonica’ e crisi del ‘mandato politico’ in Vincenzo Miceli

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Pubblicato

2026-01-13

DOI:

https://doi.org/10.63277/gsc.v16i.5031

Autori

  • Gian Paolo Trifone Università degli Studi di Salerno

Abstract

Fedele all’idea di una tradizione armonizzatrice, cui affidarsi in luogo di una formalizzazione slegata da ogni ‘effettività’, Miceli1 fa «scaturire il fenomeno giuridico [della rappresentanza politica] dallo studio dei fenomeni sociali». Tale metodo ha da essere rigorosamente scientifico: nessuna concessione a «idee preconcette» che allontanerebbero dallo scopo, ossia la «determinazione obiettiva della legge fenomenica». L’intenzione, insomma, non è quella di fissare i criteri di bontà di un determinato principio, col rischio di condurre l’analisi sulla strada dei «fenomeni immaginari» (Miceli 1892, pp. 10- 11). A maggior ragione, dato il tema di riferimento, in un periodo storico contrassegnato dal collasso dell’impianto statocentrico liberale.