La genesi imperfetta del costituzionalismo. Hume nella storiografia sul XVIII secolo. I. Storia costituzionale e linguistic turn
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DOI:
https://doi.org/10.63277/gsc.v17i.5012Abstract
La maggior parte delle ricostruzioni storio- grafiche dedicate al pensiero costituzionale anglosassone ed europeo riconoscono a David Hume un posto centrale all’interno di quella traiettoria del pensiero politico nota come “costituzionalismo” (cfr. Matteucci, Organizzazione; Giarrizzo, Introduzione). Una traiettoria che ha eletto a propri fondatori John Locke e Montesquieu, e che ha portato storicamente alla produzione di quel mito della costituzione inglese che trova nelle pagine di De Lolme (The Constitution of England, 1775) il più esplicito modello e nella forma costituzionale della separazione dei poteri e della garanzia e tutela dei diritti individuali la sua realizzazione giu- ridica più compiuta (cfr. Fioravanti, Costituzione). Un canone “costituzionalista” innerva profondamente la dottrina di Hume. La ras- segna della storiografia sul pensiero politi- co e costituzionale humeano che qui si propone, tuttavia, muove dal presupposto che la sua analisi sul concetto e la pratica della costituzione inglese introduca elementi di novità che possono essere colti piena- mente solo a partire dal riconoscimento di uno scarto tra discorso sulla costituzione e canone costituzionalista. Da questo punto di vista, ripercorrere le tappe attraverso le quali il pensiero politico humeano è stato di volta in volta integrato in maniera differente all’interno del corpus dottrinale del costituzionalismo e della storia del pensiero politico moderno ci permetterà, da un lato, di mettere in luce le difficoltà che sono state incontrate nel tentativo di dare un’esaustiva interpretazione della sua dottrina costituzionale e, dall’altro, di formulare alcune ipotesi complessive attorno alla genesi “imperfetta” del costituzionalismo1, ipotesi che talvolta sono rimaste in ombra nelle ricostruzioni generali sul pensiero del XVIII secolo.

