Mazzini a Calcutta. Gli echi inaspettati del Risorgimento italiano

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Pubblicato

2026-01-13

DOI:

https://doi.org/10.63277/gsc.v22i.4948

Autori

  • Michele Filippini Università di Bologna

Parole chiave:

Studi Subalterni, Antonio Gramsci, Egemonia, Risorgimento, Ranajit Guha

Abstract

Questo saggio propone una lettura del Risorgimento italiano fatta da un gruppo di storici indiani, il gruppo di studi subalterni, e il suo uso nella ricostruzione storiografica dell’indipendenza indiana. Il Risorgimento italiano rappresenta per essi una cartina di tornasole, un caso esemplare per la modernizzazione e la nazionalizzazione di Stati che hanno sperimentato tali percorsi “spuri”, rispetto a quelli che sono passati attraverso uno sviluppo “canonico” nella storia europea, dalla Rivoluzione francese in poi. I membri di questo gruppo di storici indiani leggono politicamente il Risorgimento italiano attraverso la lente concettuale elaborata da Antonio Gramsci nei suoi Quaderni del carcere. Il saggio analizza due volumi: Dominance without Hegemony di Ranajit Guha, che attraverso il concetto Gramsciano di egemonia rivendica uno spazio politico di azione per i ceti subalterni, e Nationalist Thought and the Colonial World di Partha Chatterjee, che sviluppa, in stretta comparazione con la lettura Gramsciana del Risorgimento, una critica radicale delle élites nazionaliste per il loro distacco dai ceti subalterni. I due autori usano i concetti Gramsciani di “rivoluzione passiva”, “dominio”, “egemonia”, “bloc- co storico”, perché essi sono, ai loro occhi post-coloniali, i concetti più fruttuosi rispetto a quelli dell’Illuminismo e del liberalismo classico in Europa. La narrativa lineare del progresso occidentale in India prese la forma del colonialismo, che giocò un ruolo di supporto per le élites dominanti: prima per le élites coloniali, poi per il loro rimpiazzo nazionale. Al contrario, l’arsenale dei concetti Gramsciani, forgiati in un paese centrale (interamente europeo e occidentale) e al tempo stesso periferico (politicamente e economicamente sempre “in ritardo”), divenne utile per porre sotto esame la separazione delle élites dai ceti subalterni, sia da una prospettiva storiografica che dal punto di vista della politica contemporanea.

Biografia autore

Michele Filippini, Università di Bologna

Assegnista presso il dipartimento di Politica Istituzioni e Storia, Facoltà di Scienze politiche.