Incunaboli d’Europa. Parte II: Nicola Catalano, tra Tangeri e Lussemburgo (1950- 1953)

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Pubblicato

2025-12-19 — Aggiornato il 2026-01-28

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DOI:

https://doi.org/10.63277/gsc.v50i.4680

Autori

  • Marco Fioravanti Università di Roma Tor Vergata

Parole chiave:

Nicola Catalano, Zona internazionale di Tangeri, Diritto europeo, Costituzione non scritta

Abstract

La carriera di Nicola Catalano incarna il punto di snodo tra l’amministrazione italo-marocchina della Zona Internazionale di Tangeri e le prime istituzioni europee, illustrando come la competenza giuridica abbia plasmato, e sia stata plasmata, dal governo semicoloniale e dall’integrazione europea del dopoguerra. Nato nel 1910, Catalano ha intrapreso un percorso che lo ha portato dalla laurea alla Sapienza alla carica di Procuratore dello Stato e consulente legale di enti governativi italiani, culminato a Tangeri, dove ha ricoperto il ruolo di consulente legale dell’Amministrazione Internazionale in un contesto caratterizzato dalla spinta verso l’autonomia funzionale, dominato dalla competizione franco-britannica e dall’influenza americana. La sua selezione nel 1950, nell’ambito di un concorso nazionale che coinvolgeva più candidati, rifletteva l’obiettivo strategico dell’Italia di riaffermare la propria influenza all’interno dell’amministrazione multinazionale di Tangeri, nonostante la presenza di giuristi spagnoli e di altri paesi europei. I contributi di Catalano, compreso il suo precoce intervento sui poteri del Tribunale misto e sulla supremazia dei trattati internazionali sulle leggi locali, anticiparono una logica costituzionale che trascendeva la sovranità tradizionale: egli sosteneva che, sebbene l’autorità del Tribunale fosse limitata alle funzioni interpretative e applicative, esso non poteva annullare unilateralmente le leggi nazionali e doveva deferire alla “Convenzione costituzionale” che regolava Tangeri. Egli sottolineò la gerarchia delle fonti – trattati, Dahir (leggi di natura costituzionale), codici e leggi ordinarie – all’interno di un sistema in cui il diritto internazionale poteva prevalere sulle leggi interne, ma in cui nessun singolo organo possedeva la supremazia costituzionale assoluta in assenza di disposizioni esplicite nei trattati. Dopo il suo trasferimento in Lussemburgo nel 1953 per contribuire alla Comunità europea del carbone e dell’acciaio, il pensiero di Catalano si è cristallizzato in una retorica di liberalizzazione economica e integrazione politica come condizioni indispensabili per una solida unità europea. I suoi scritti da Tangeri – che sostenevano lo scambio economico aperto, la democratizzazione del commercio e un approccio federativo che bilanciasse gli interessi nazionali con la cooperazione continentale – anticipavano un’Europa radicata nei trasformatori transcontinentali dell’Africa: il costituzionalismo cosmopolita di Tangeri come microcosmo del futuro ordine europeo.

Biografia autore

Marco Fioravanti, Università di Roma Tor Vergata

Prof. ordinario di Storia del diritto medievale e moderno, Dipartimento di Giurisprudenza.