Agli albori della imperial presidency: trame del West, habeas corpus e poteri impliciti (1890)
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- 2026-01-28 (2)
- 2025-12-19 (1)
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DOI:
https://doi.org/10.63277/gsc.v50i.4679Parole chiave:
Presidenza imperiale, Costituzione degli Stati Uniti, Poteri Impliciti, Corte Suprema degli Stati Uniti, Storia del diritto costituzionale, Presidente degli Stati Uniti, Poteri esecutiviAbstract
È specie a partire dalla seconda metà del ventesimo secolo che quella che Arthur Schlesinger chiamò «Presidenza Imperiale» in un fortunato studio degli anni ’70 cominciò a farsi percepire più minacciosa: uno dei principali argomenti proposti dalle varie amministrazioni succedutesi nel periodo postbellico a sostegno di tale espansione dell’autorità esecutiva è stata la pretesa che, alla presidenza, l’ordinamento avrebbe assegnato dei poteri non esplicitamente enumerati nella Carta costituzionale. Anche dopo Youngstown (1952), i Presidenti hanno seguitato a reclamare questo speciale privilegio ma le origini di tale presa di posizione sono ben più risalenti. In uno specifico caso giudiziario intorno alla natura dei poteri presidenziali, la Corte Suprema si divise circa l’assegnazione di doveri relativi al mantenimento dell’ordine pubblico (se essi appartenessero al Presidente o al Congresso) ma tutti i giudici riconobbero l’esistenza di poteri non esplicitamente conferiti dalla Costituzione ma impliciti alla luce di una ragionevole interpretazione del testo fondamentale. Contrariamente a quanto si ritiene correntemente, la dottrina dei poteri impliciti elaborata dalla corte in questo caso, che fa ancora oggi giurisprudenza (In re Neagle, 1890), può costituire un valido orientamento per la soluzione di future dispute sull’estensione dei poteri presidenziali, per contrastare vaghe e generiche rivendicazioni di autorità esecutiva e per fondare saldamente una presidenza energica ma rispettosa dell’architettura costituzionale voluta dai padri costituenti.

