La Magna Carta 800 anni dopo. La sua eredità nella tradizione di common law
Pubblicato
Fascicolo
Sezione
Licenza

Questo lavoro è fornito con la licenza Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo 4.0.
Gli autori mantengono tutti i diritti sull’opera originale senza alcuna restrizione.
I volume sono distribuiti secondo i termini della licenza internazionale Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo 4.0 (CC-BY-SA 4.0) che consente la ridistribuzione e il riutilizzo di un’opera a condizione che il creatore sia opportunamente accreditato e che qualsiasi opera derivata sia resa disponibile con “la stessa licenza o una licenza simile o compatibile”.
DOI:
https://doi.org/10.63277/gsc.v32i.4665Abstract
L’anniversario della promulgazione della Magna Carta (1215-2015) ha costituito l’occasione per una ampia riflessione, soprattutto oltre Manica, sul suo contenuto e sulle sue implicazioni. Secondo una prospettiva comparatistica, il presente articolo, dopo alcuni rilievi utili a collocare la Magna Carta nel suo contesto storico e a porne in rilievo i principali aspetti, si concentra ad evidenziare come essa costituisca il punto di inizio della concezione di Rule of Law e quindi di un assetto dei rapporti del suddito-cittadino con i pubblici poteri che, attraversando le epoche storiche, continua a caratterizzare la tradizione di common law rispetto a quella di Stato di diritto (Staatsrecht) diffusa nel Continente. Tra i profili che vengono illustrati al riguardo figurano quelli relativi al primato del diritto “non scritto” sul diritto legislativo, all’unità della giurisdizione, alle regole di interpretazione della legge e all’uso e la circolazione dei precedenti, per svolgere, infine, alcune riflessioni sul dibattito attuale circa l’opportunità di una Costituzione scritta nel Regno Unito, lanciato dalla House of Commons attraverso una consultazione pubblica, significativamente intitolata “A new Magna Carta?”, i cui risultati sono stati pubblicati il 3 marzo 2015.

