L’ equilibrio originario dei poteri di guerra nella Costituzione americana

Pubblicato

2026-01-13

DOI:

https://doi.org/10.63277/gsc.v33i.4644

Autori

  • Matteo Frau Università degli studi di Brescia

Parole chiave:

Comandante in capo, Poteri di guerra, Divisione dei poteri, Costituzione americana, Alexander Hamilton

Abstract

Nell’ambito della forma di governo presidenziale statunitense, uno dei principali nodi interpretativi ancora oggi irrisolti attiene al problema della distribuzione dei poteri costituzionali di guerra tra le due branche politiche. La progressiva affermazione dell’egemonia decisionale del Presidente degli Stati Uniti nella sua qualità costituzionale di comandante in capo, che implica una lettura riduttiva della War Powers Clause contenuta nell’articolo I, sezione 8, della Costituzione, ha frequentemente condotto all’estromissione del Congresso dalla decisione di iniziare un conflitto armato. Eppure, un’analisi più approfondita delle origini storiche e teoriche della Commander in Chief Clause e della War Powers Clause rivela che i costituenti americani reputavano eccessivi i prerogative powers della Corona inglese e avevano di mira la riallocazione dei poteri di guerra a beneficio del ramo legislativo, rifiutandosi di aderire all’idea di un unitario potere federativo sviluppata da Locke. Del resto, anche la prassi applicativa seguita sino alla Guerra civile e il tenore delle prime pronunce giudiziali in materia sembrano deporre a favore di questa tesi interpretativa.

Biografia autore

Matteo Frau, Università degli studi di Brescia

Ricercatore confermato di diritto pubblico comparato, Dipartimento di Giurisprudenza.