«Le leggi sono leggi». Legalità, giustizia e politica nell’Italia di Piero Calamandrei
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DOI:
https://doi.org/10.63277/gsc.v35i.4591Parole chiave:
Piero Calamandrei, storia costituzionale, legalità, giustizia e politicaAbstract
L’articolo è dedicato al pensiero costituzionale di Piero Calamandrei sull’intreccio tra legalità, giustizia e politica, entro la storia costituzionale italiana, dalla crisi dello Stato liberale, al fascismo, alla nascita della democrazia, alla Costituzione, fino al 1956, anno della morte del giurista toscano. Questi drammatici attraversamenti d’epoca spiegano i diversi punti di vista di Calamandrei, con un punto fermo, la fede nella legalità come principio ‘inossidabile’ di garanzia contro l’arbitrio. Questo il senso del ‘metastorico’ assunto «le leggi sono leggi». Le diverse immagini della legalità – formale/ sostanziale, ordinaria/costituzionale, vecchia /nuova – ebbero un senso nel campo di tensione tra giustizia e politica, cardine del liberalismo giuridico. Nel regime fascista – per Calamandrei «Stato autoritario» – la legalità formale, liberale, servì da argine contro il totalitarismo nazista e sovietico; da qui la separazione tra giustizia e politica, per risparmiare all’Italia la deriva di «Stato totalitario». Nell’autunno 1943 Calamandrei, rifugiato a Colcello per sfuggire all’arresto, maturò il concetto di «legalità sostanziale», ‘più complessa’ della «formale»; vide nell’integrazione tra diritto e politica la cifra della democrazia. Nella Firenze liberata insegnò che il fascismo aveva fiaccato l’ «autorità della legge» e che la democrazia doveva esser fondata sulla «vera legalità, che non è quella imposta dall’alto, ma quella voluta dal popolo, che passa per la Costituente». Sostenne questo principio da pubblicista, avvocato, politico alla Consulta nazionale e all’Assemblea Costituente. Nei primi anni Cinquanta l’integrazione tra giustizia e politica da un lato sembrò opportuna per ‘attuare’ la Costituzione, con l’auspicio dell’avvio della Corte costituzionale; dall’altro sembrò condurre al cortocircuito, la giustizia politica. Nella ‘politicizzazione’ del giudice, nella giustizia del «caso per caso», Calamandrei vide il collasso della legalità; ripose la difficile ‘via d’uscita’ alla «crisi del diritto» – tema al centro del dibattito europeo dopo la tragedia della guerra – nello «strumento logico», elemento costitutivo della «legalità ordinaria». Nel 1956 la legalità liberale era quasi rimpianta come «pacifica» rispetto alla legalità costituzionale, più ‘complicata’ per essere «strumento pacifico di rinnovamento sociale».

