Tra «Liberty And Property» e «Regulation And Democracy». Il percorso giuridico- costituzionale del governo dell’economia negli Stati Uniti d’America, tra fine Ottocento e «early New Deal»

Pubblicato

2026-01-13

DOI:

https://doi.org/10.63277/gsc.v42i.4546

Autori

  • Stefano Malpassi Università di Firenze

Parole chiave:

regolazione del mercato, proprietà, democrazia, costituzionalismo americano, pensiero giuridico americano

Abstract

Muovendo dalla sentenza Schecter che sembrava aver frenato gli esperimenti più arditi (e corporativi) dell’«early New Deal» per riaffermare il tradizionale principio del laissez-faire, questo articolo mira a ricostruire il percorso teorico e giurisprudenziale della regolazione dell’economia americana che aveva preceduto tale pronuncia e che condurrà, comunque, all’affermazione di un «regulatory state» americano. Si tratta di una vicenda lunga e disseminata, tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, di sentenze peculiari: i casi Munn, Lochner, Nebbia, tra gli altri, hanno contrassegnato la storia giuridica americana marcando ciascuno un passo verso un complesso, e spesso contestato, modello di capitalismo regolato statunitense. Intorno a queste si sviluppò un accesso dibattito che, muovendo dai capisaldi tradizionali del costituzionalismo liberale, ha visto scontrarsi giudici, giuristi e legislatori tutti impegnati a ripensare i confini delle sfere pubblica e privata del diritto e, in particolare, del diritto di proprietà e del suo legame con la democrazia americana. Alla fine degli anni Trenta, infatti, l’equilibrio degli stessi poteri costituzionali sembrava mostrare un volto nuovo e, pur senza vivere i terremoti politico-costituzionali avvenuti altrove nel mondo, anche negli Stati Uniti si poteva parlare di una costituzione trasformata, quanto meno nella sua dimensione economica.

Biografia autore

Stefano Malpassi, Università di Firenze

Assegnista di ricerca in Storia del diritto medievale e moderno, Dipartimento di scienze giuridiche.