Educare nella virtù. Educare alla virtù. Gli illuministi italiani e la lotta alla corruzione fra riforme e rivoluzione

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Pubblicato

2026-01-13

Autori

  • Valeria Ferrari Università di Roma Sapienza

Abstract

Nell’ambito della cultura illuministica si affermò in Europa, in via definitiva, la convinzione che l’istruzione fosse, al contempo, dovere dello Stato e diritto di ogni suddito. Dopo aver rievocato il contributo teorico dei philosophes e dei riformatori italiani più attenti alla questione dell’alfabetismo e della scolarizzazione, l’articolo si focalizza sull’intensa stagione politica del triennio repubblicano (1796-1799). In quegli anni cruciali, pur reiterando con insistenza la necessità di realizzare programmi efficaci di istruzione pubblica, molti intellettuali di fede repubblicana tesero a concentrare la propria attenzione sul concetto di ‘educazione’ lato sensu, individuando in essa uno strumento essenziale per la formazione di una salda coscienza democratica fra i consociati. Per Bocalosi, Botta, Fantoni, Galdi, Russo, Pagano e altri, scopo primario dell’educazione era la promozione della ‘virtù’ – termine fra i più presenti nel vocabolario dei patrioti italiani –, intesa precipuamente come ‘virtù repubblicana’, ossia senso civico, amor di patria e devozione all’interesse generale e, come tale, antidoto indispensabile alla corruzione politica e morale. Alla luce di tale convinzione, sia Vincenzio Russo sia Mario Pagano proposero la creazione di un’istituzione ad hoc preposta al controllo della moralità pubblica: la Censura, che troverà la sua più esaustiva formulazione nel progetto di Costituzione della Repubblica napoletana redatto da Pagano nel 1799.

Biografia autore

Valeria Ferrari, Università di Roma Sapienza

Professoressa associata, Dipartimento di Scienze politiche.