La “tessera-Senato” nel mosaico della Costituzione completa

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Pubblicato

2026-01-13

DOI:

https://doi.org/10.63277/gsc.v43i.4377

Autori

  • Romano Ferrari Zumbini Università Luiss G. Carli”, Roma

Parole chiave:

Senato del Regno d’Italia, costituzionalismo fascista, mosaico costituzionale, convenzioni della costituzione e prassi costituzionale, costituzionalismo liberale e sua crisi

Abstract

Il ruolo del Senato del Regno, la Camera alta del Regno d’Italia, sotto il regime fascista è stato spesso trascurato dagli storici costituzionali. Più in generale, il significato di questa istituzione nel corso della sua lunga vita è stato spesso mal giudicato. È stato di frequente etichettato come una camera inutile di patronage o un semplice rifugio per anziani gentiluomini alla fine della loro carriera. La sua funzione durante il cosiddetto “Ventennio” è stata a lungo vista come una non eccezione a questa regola. Ma uno sguardo più attento mostra qualcosa di diverso. Il Senato uscì dalla Grande Guerra come istituzione vitale, tesa a una sostanziale autoriforma. Era un attore chiave nell’indirizzo costituzionale, la cui importanza i fascisti riconoscevano e vedevano come qualcosa di cui occuparsi seriamente. Dai primi anni di diffidente collaborazione, attraverso la crisi che seguì all’assassinio Matteotti, e infine il decisivo ruolo alla fine degli anni ’30, questo articolo riassume un percorso complesso, che getta luce sia sul Regime e sulle sue contraddizioni interne che sul Senato e la sua reale rilevanza istituzionale.

Biografia autore

Romano Ferrari Zumbini, Università Luiss G. Carli”, Roma

Professore di Storia del diritto medievale e moderno, Dipartimento di Giurisprudenza.