Liberté & Securitas
L’emergere della Democrazia dalla degenerazione dello Stato moderno. L’Autonomia...
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DOI:
https://doi.org/10.63277/gsc.v46i.4270Parole chiave:
Ermeneutica, ragione, tradizione, solidarietàAbstract
Potrà Misura guidare anche in futuro il flusso storico-costituzionale?
La pubblica amministrazione come governo responsabile (ma anche creativo) della vita pubblica: verso una governance internazionale di differenze in beni, libertà e diritti? Dalla crisi di Stato, società e classi è sorto l’autoritario XX secolo; una volta riguadagnata la solidarietà internazionale (Bretton Woods) poi ora nuovamente smarrita, l’ultimo rimedio potrebbe essere Autonomia. Ma quale?
Feliciano Benvenuti e Paolo Grossi, grandi Maestri di diritto, hanno avuto due percorsi differenti lungo il comune itinerario dell’autonomia, con l’occhio a valori di base dell’organizzazione politica, come il principio di sussidiarietà, per organizzare la gente in gruppi, ad impedire il peso insopportabile di una relazione diretta fra individui e sovrano. Era la conclusione della grande prestazione dello Stato moderno, che aveva raggiunto il suo compimento, attraverso riforme e rivoluzioni, alla metà del XIX secolo. Amministrazione e Costituzione divennero i pilastri di un nuovo sistema politico, che oso definire Democrazia, potente aggregato di libertà e sicurezza, sotto il governo della legge. Un nuovo regime si assestò nella sfera ibrida di governo e rappresentanza su Stato e società, ma forse sulla modernità stessa. Sotto il diritto cadde anche l’autonomia, nei due campi dell’autogoverno locale e delle relazioni industriali, con il risultato di una multipla coniugazione di strumenti corporativi in mediazione pattizia fra comando e obbedienza: responsabilità non solo come superioritas ma anche come Gerechtigkeit, per una giustizia ed equità materiale fra le associazioni e le parti differentemente interessate.
Un’autonomia multilevel dovrebbe essere il risultato di un’affidabilità sociale del genere, per un sistema regolativo dissociato dall’ormai insostenibile rigidità dello Stato moderno, conformemente ad una nuova cultura di cura ed autonomia, secondo le indicazioni delle scienze ed agenzie internazionali che da tempo ci governano, con attenzione al contemporaneo gioco incrociato di pubblicità e communalità e al nuovo intreccio di elementi costituzionali e amministrativi in termini di rappresentazione e composizione delle differenze. Proprietà e diritti umani stanno probabilmente diventando le nuove frontiere della scienza civile in una configurazione che ricorda il poderoso affresco del Buongoverno nella Siena di metà Trecento. La continua evoluzione e dislocazione della teoria-prassi dei diritti umani e il richiamo crescente ai Commons sono segnali di una grande trasformazione in corso, bisognosa di assestamento amministrativo a livello globale e locale, con effetto sui vari campi di communalità come ambiti di esercizio degli antichi diritti.
Dalla Costituzione all’Amministrazione mediante l’Autonomia potrebbe essere il percorso di un nuovo radicamento delle nostre vite nella rapida modernizzazione della politica, che Noi dobbiamo favorire e gestire se Noi vogliamo diventare i Nuovi cittadini di un Mondo pieno di diversità ma compatto nel perseguire il suo (nostro) Bene comune.

