Il mito di Druso Maggiore nella «Bolzano italiana»: espansione urbana e monumenti irrealizzati negli anni ’30 / 'The Myth of Drusus the Elder in "Italian Bolzano": Urban Expansion and Unrealised Monuments in the 1930s'

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Pubblicato

2025-12-22

Fascicolo

Sezione

Saggi

DOI:

https://doi.org/10.13138/2039-2362/3730

Autori

  • Elisabetta Rattalino Libera Università di Bolzano

Abstract

Dopo il passaggio del Sud Tirolo all'Italia nel 1919 e con l'instaurazione del regime fascista nel 1922, in meno di un ventennio Bolzano divenne una delle città in Italia con il più vasto numero di simboli del potere fascista. Non soltanto si cancellarono e sostituirono i simboli dalla monarchia austro-ungarica con quelli dell’italianità, ma vennero realizzate nuove iscrizioni, rilievi e monumenti per reiterare i valori e le narrazioni del regime negli spazi pubblici della città. In questo contesto, le vicende delle infrastrutture e dei monumenti – quest’ultimi mai realizzati – dedicati al condottiero romano Nerone Claudio Druso (38 a.C. – 9 d.C.) sono di particolare interesse. Ripercorrendo la cronologia di questi interventi e analizzando i progetti e le vicende della mancata realizzazione dei monumenti attraverso i documenti d’archivio, il contributo interroga il modo in cui il regime avesse previsto ed effettivamente riuscì a declinare capillarmente il mito di Druso e l’ideologia della romanità nella costruzione della nuova città italiana di Bolzano. Queste operazioni, inevitabilmente innestatesi nel locale sentimento nazionalista di matrice ottocentesca, dimostrano come gli spazi pubblici di Bolzano furono luoghi dove si negoziarono chiaramente istanze diverse, e che l’assenza di monumenti dedicati al generale romano risalenti agli anni ’30 non possa che essere intesa, in questa terra di confine, quale chiaro sintomo del prevalere di istanze di politica internazionale.

After the passage of South Tyrol to Italy in 1919 and with the establishment of the fascist regime in 1922, in less than twenty years, Bolzano became one of the cities in Italy with the most significant number of symbols of fascist power. Not only were the symbols of the Austro-Hungarian monarchy erased and replaced with those of italianità, but new inscriptions, reliefs and monuments were created to reiterate the regime's values and narratives in the city's public spaces. In this context, the infrastructures and the monuments – the latter never erected – dedicated to the Roman commander Nero Claudius Drusus (38 BC – 9 AD) are of significant interest. Retracing the chronology of these interventions through archival documents and analyzing the projects and circumstances in which the erection of the monuments failed, this essay questions how the regime had foreseen and succeeded in weaving the myth of Drusus and the ideology of romanità in the new Italian city of Bolzano. These operations, inevitably grafted onto the local nationalist sentiment of Nineteenth-century origin, demonstrate how the public spaces of Bolzano were spaces of socio-political negotiation, and the absence of monuments dedicated to the Roman general is a clear symptom of the prevalence of international politics over local nationalist demands.

 

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Biografia autore

Elisabetta Rattalino, Libera Università di Bolzano

Elisabetta Rattalino is an art historian, and a Postdoctoral Research Fellow in Faculty of Design and Art at the Free University of Bolzano-Bozen, where she teaches History of Contemporary Art. In Bolzano she is currently working on the project “Curating Bolzano fascist legacies: A sustainable approach to a city’s dissonant heritage. Prior to this appointment, she worked as a Postdoctoral Research Fellow on the research projects Written in the Landscape: Places, traces and memories of the First World War in the Sesto Dolomites (Piattaforma Patrimonio Culturale e Produzione Culturale, 2022) and on Scientific Visualisations: Impact on practice (2018-2021).

Her research engages with artistic practices and visual cultures from 1900 to present day, with a focus on rural environments and landscapes, and the legacy of fascism. Her work has been presented internationally and supported by the Bibliotheca Hertziana - Max Planck Institute for Art History (2024), Istituto di Cultura Italiana di Mumbai (2023), the Bauhaus Foundation Dessau (2021), CIMA – Centre for Italian Modern Art in New York (2018), the Margaret and Alfred Forrest Trust, (2015-2017) and the Master dei Talenti della Società Civile (2013-2015).

Elisabetta holds a PhD from the School of Art History of the University of St Andrews (2018). Since 2010, she has been collaborating with socially-engaged artists and arts organisations in both Italy (Cittadellarte - Fondazione Pistoletto, Biella) and Scotland (Deveron Projects, Huntly), and it is currently board member of BAU - Institute for Arts and Ecology and ar/ge kunst in Bolzano.

Come citare

Rattalino, E. (2025). Il mito di Druso Maggiore nella «Bolzano italiana»: espansione urbana e monumenti irrealizzati negli anni ’30 / ’The Myth of Drusus the Elder in "Italian Bolzano": Urban Expansion and Unrealised Monuments in the 1930s’ . Il Capitale Culturale. Studies on the Value of Cultural Heritage, (32), 607–634. https://doi.org/10.13138/2039-2362/3730