Stone or Sound. Memory and Monuments in Contemporary Public Art
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DOI:
https://doi.org/10.13138/2039-2362/1200Abstract
Abstract
This essay tackles the issue whether contemporary monuments can still provide plausible supports for memory, even when they undermine the traditional forms of commemoration and are labeled as “anti-monuments” or “counter-monuments”. A starting point has been detected in the experiences of the 1960s, when the monumental tradition started to loose its essential self-referentiality, and artistic production with memorial aims challenged traditional boundaries and lost its traditional frame characterized by stability, universality and rhetoric. In this period, related theoretical efforts were made to grasp the ongoing change and to understand the relationship between "document" and "monument" and viceversa as connected with the interpretation of history and its manipulation. It was, however, the discussion, developing from the late 1980s and early 1990s about Public art (as an evolution from "site specificity" to art for the public place, and public interest) that involved also the status of monuments as technical hybrids extending across disciplines and artifacts, sometimes contingent and perishable, but which nevertheless fulfil both a documentary and an artistic function. Thus, examples of recent relevant exhibitions and specific monuments have been selected that are supposed to be a memorial in relationship with contemporary public art, where collective and individual experiences basically intersect. They are all artworks that implement the criticism of traditional monuments and attempt to provide alternatives involving different audiences and moving between opposites as presence and absence, persistence and temporality materiality and immateriality. And yet, in post-monumental times monuments persist (in sound or stone) if they can embody historical contingency.
In questo saggio si affronta la nozione di monumento nel mondo contemporaneo a partire dalla domanda se essi possano ancora fungere da supporti plausibili per la memoria anche quando, etichettati come "anti-monumenti" o "contro-monumenti", minano le forme tradizionali della commemorazione. Negli anni Sessanta la tradizione monumentale ha iniziato a perdere la sua essenziale autoreferenzialità a seguito di molta produzione artistica che, pur con finalità commemorative, è andata, anche negli anni Settanta, oltre i confini della stabilità, universalità e della retorica. Nello stesso periodo è riconoscibile anche il sorgere di sforzi teorici volti a cogliere il cambiamento in atto, soprattutto in merito al rapporto tra "documento" e "monumento". È stato, tuttavia, lo sviluppo fra anni ‘80 e ‘90 dell'arte pubblica (dall’opera site specific a un’arte per e nell'interesse pubblico), che ha coinvolto anche lo statuto dei monumenti intesi come ibridi trans-disciplinari e artefatti, talvolta contingenti e deperibili, aventi tuttavia funzione documentaria e artistica. Sono stati, quindi, selezionati esempi di rilevanti mostre recenti e di casi specifici di monumenti/memoriali, nell’ambito dell’arte pubblica contemporanea, dove le esperienze collettive e individuali finiscono per intersecarsi. Si tratta di opere che implementano la critica dei monumenti tradizionali e cercano di fornire alternative coinvolgendo diversi tipi di pubblico. In epoca post-monumentale tali esempi si muovono tra poli opposti, come presenza e assenza, persistenza e temporalità, materialità e immaterialità e dimostrano quanto, nonostante tutto, si possa parlare ancora di monumenti ogni qualvolta l’intervento artistico riesca a cogliere ed incarnare, in qualunque forma e materia, la contingenza storica.