Profughi e internati friulani in Irpinia durante la Grande guerra. Fra retorica irredentista e violento esilio
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https://doi.org/10.63277/as.vi55.4394Parole chiave:
Grande guerra, Profuganza, Irredentismo, Assistenza patriottica, XenofobiaAbstract
Con la Grande guerra, la legislazione relativa all’internamento ha un crescendo, e, dopo Caporetto, le leggi del 1918 conferiscono a prefetti e polizia i poteri d’internamento e di domicilio coatto sulla base del sospetto di spionaggio e attentato alla sicurezza dello Stato. Sono 800 gli internati in Irpinia alla fine della guerra, la maggioranza di nazionalità straniera, cui seguono gli irredenti e gli italiani regnicoli. Il loro sradicamento si mischia a quello di oltre 6.000 profughi e, in un territorio povero di risorse, economiche e culturali, si traduce in fame, malattia, morte, xenofobia e discriminazioni.

