Rivoluzione, riforme, regime
##submission.downloads##
Pubblicato
Fascicolo
Sezione
Licenza

Questo lavoro è fornito con la licenza Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo 4.0.
Gli autori mantengono tutti i diritti sull’opera originale senza alcuna restrizione.
I volume sono distribuiti secondo i termini della licenza internazionale Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo 4.0 (CC-BY-SA 4.0) che consente la ridistribuzione e il riutilizzo di un’opera a condizione che il creatore sia opportunamente accreditato e che qualsiasi opera derivata sia resa disponibile con “la stessa licenza o una licenza simile o compatibile”.
DOI:
https://doi.org/10.63277/gsc.v43i.4371Parole chiave:
Sistema politico, Statuto albertino, Primo Ministro, Governo, ParlamentoAbstract
Il fascismo conquista il potere con modalità traumatiche ed all’esito di una sequenza di eventi che si consumano fuori dalla legalità e dalla prassi costituzionale. Tuttavia, il riferimento alla nozione di rivoluzione per descrivere questa prima fase della storia politica italiana del Novecento è controverso e, anche nella cultura e nella letteratura scientifica degli anni venti/trenta la parola rivoluzione viene utilizzata per indicare una serie di azioni trasformative che si dipanano nel tempo piuttosto che una singola azione che, per quanto incisiva, possa aver determinato una frattura nella continuità costituzionale della nazione. Pertanto, è con un articolato e serrato percorso di riforme che gli assetti giuridici dello Stato italiano vengono modificati. Tali riforme generano la rimodula- zione dei rapporti tra potere legislativo e potere esecutivo, l’allentamento dei vincoli di dipendenza tra potere esecutivo e monarchia, vertono sull’organizzazione corporativa dello Stato, mutano drasticamente le forme di composizione della rappresentanza parlamentare, assegnano rilevanti poteri di coordinamento e di fissazione dell’indirizzo politico al Primo Ministro. In altri termini, cambiano il volto istituzionale dell’Italia trasformandola da monarchia di ispirazione liberale e pluralista a dittatura oppressiva ed accentratrice. Per definire il nuovo stato delle strutture decisionali e il drastico affievolimento del principio di separazione dei poteri, nella pubblicistica fascista si utilizza, soprattutto a partire dalla fine degli anni venti, la nozione di regime. Tale termine rappresenta la nuova soglia della coscienza giuridica nazionale e su di esso fiorisce una fitta produzione scientifica volta ad estrapolarne la densità semantica ed a cogliere attraverso i vari contesti retorici in cui prevalentemente lo si utilizza altrettante sfaccettature tipiche della stagione politica che esso intende incorniciare.

