Le dottrine costituzionali nell’Italia fascista
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DOI:
https://doi.org/10.63277/gsc.v43i.4369Parole chiave:
Fascismo, Dottrine costituzionali, Totalitarismo, Partito politico, Stato costituzionaleAbstract
Il saggio esplora la pluralità delle declinazioni costituzionali nell’Italia tra le due guerre. L’avvento del regime cancella rapidamente le modernizzazioni costituzionali del primo dopoguerra (allargamento del suffragio, partiti politici, sindacati, diritti di libertà). Una politica culturale oculatamente orientata impone, con la collaborazione di una ampia parte della scienza giuridica, un ‘diritto costituzionale fascista’ che esprime la vocazione autoritaria e totalitaria del regime, ma anche la sua anima corporativa. Resiste tuttavia anche una lettura tradizionale delle novità introdotte dal regime, coltivata dai giuristi formatisi nell’Italia liberale, che sottolineano gli elementi di continuità con la monarchia costituzionale ottocentesca. Mentre, a partire dai primi anni Trenta, inizieranno a svilupparsi letture più complesse, espressione di una nuova generazione di giuristi (Mortati, Esposito, Crisafulli...) che sensibile alle novità del regime, s’interroga sui nuovi rapporti tra politica e diritto, con esiti concettuali che si proiettano verso il secondo dopoguerra e lo Stato costituzionale.

